Forza maggiore al tempo del Covid -19

Nel presente contributo si prenderà posizione su come la diffusione del Covid-19 e le conseguenti misure assunte dal Governo Italiano, possono configurarsi come un evento di forza maggiore qualora assumano carattere ostativo all’esecuzione dei programmi contrattuali.

Tutti o quasi gli ordinamenti sovranazionale prevedono che la forza maggiore possa costituire causa di esonero dalla responsabilità; nell’ordinamento italiano non è prevista una definizione normativa specifica di forza maggiore ci sono unicamente concetti assai generali.

In generale il concetto di forza maggiore interviene ad escludere o a mitigare la responsabilità derivante da inadempimento contrattuale quando l’inadempimento deriva da un impedimento derivante da circostanze estranee alla sfera di controllo del debitore e che lo stesso non era ragionevolmente tenuto a prevedere al momento della conclusione del contratto o ad evitare o a superarne le conseguenze.

Venendo ad esaminare la situazione che si è creata in Italia negli ultimi mesi al fine di valutare il parametro dell’imprevedibilità in relazione ai singoli contratti vale la pena precisare che la China National Health Commission ha preso posizione sul virus, descrivendo la situazione cinese, con un report inviato all’Organizzione Mondiale della Sanità in data 12 gennaio 2020. Da tale data  è ragionevole ritenere, per i contratti stipulati in data anteriore, che siano stati conclusi senza poter prevedere l’evenienza epidemica. Più dubbia è la sorte dei contratti stipulati nell’arco temporale fra il 12 gennaio 2020 e il 21 gennaio 2020 data del primo report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Infatti da questo momento in poi il rischio della pandemia globale è diventato via via più prevedibile e questo potrebbe impedire, per i contratti stipulati successivamente che non prevedano la forza maggiore, avere la possibilità d’invocare  quest’esimente.

Ipotizzando di essere in presenza di un contratto concluso anteriormente al gennaio 2020 che non preveda l’esismente della forza maggiore, che come già detto non trova una normazione specifica nel diritto italiano, l’epidemia COVID-19 può essere considerata una causa di forza maggiore che esonera da colpa l’obbligato inadempiente. Infatti, la diffusione del COVID 19 è un evento straordinario ed imprevedibile, non imputabile al debitore, che impedisce o rende eccessivamente oneroso l’esecuzione o la prosecuzione del contratto.

Inoltre, l’art. 91 D.L. 17 marzo 2020, n. 18 (c.d. decreto Cura Italia) ha integrato l’art. 3 D.L. 23 febbraio 2020, n. 6 (convertito con modificazioni con la L. 05 marzo 2020, n. 13), aggiungendo il comma 6bis secondo cui “il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti”.

L’art.1218 prevede che
Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta e’ tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo e’ stato determinato da impossibilita’ della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

L’art. 1223 prevede che il risarcimento del danno per inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta.

Peraltro tale norma, ovvero il comma 6 bis sopra citato, non ha introdotto alcun tipo di presunzione, né alcun automatismo in ambito probatorio, limitandosi ad escludere la responsabilità del debitore inadempiente qualora il rispetto delle misure di contenimento attualmente in essere abbia effettivamente determinato una situazione d’impossibilità della prestazione, non superabile con la ordinaria diligenza. Pertanto, la mera difficoltà di adempimento non è sufficiente ad escludere la responsabilità del debitore, anche nel caso in cui il debitore sia soggetto a misure di contenimento.

Ciò detto, a mio parere, se si invocasse la sussistenza di una causa di forza maggiore o comunque la sussistenza di un’ipotesi di impossibilità assoluta, controparte potrebbe obiettare che l’attuale emergenza sanitaria e le misure contenitive conseguentemente adottate non danno luogo ad un’impossibilità assoluta, bensì ad una mera difficoltà di adempimento.

Tale obiezione potrebbe peraltro essere superata sostenendo che tale difficoltà, pur non sconfinando nella impossibilità di adempiere, rende inesigibile la prestazione da parte del creditore secondo buona fede.  Infatti, l’attuale emergenza sanitaria sta dando luogo a situazioni che, pur non rendendo assolutamente impossibile l’adempimento dell’obbligazione di stipula contrattualmente previsto, rende la pretesa di adempimento contraria al principio di solidarietà di cui all’art. 2 Cost. e – in definitiva – contrario alla regola della buona fede oggettiva.

 

Avv. Maria Giovanna Bernardi
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